Anzola: il sito Archeologico - Anzola Prima dell'Emilia

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Gli scavi archeologici ad Anzola dell'Emilia: una breve storia

lavori edilizi 1992: la prima scoperta

La scoperta

 

Ad Anzola gli strati archeologici sono ad una profondità tale (da 1,5 a 2 m) da non aver mai consentito l’emersione di reperti durante le arature o la visione di tracce sepolte mediante l’osservazione di fotografie aeree. Quindi, come spesso accade in archeologia, fu nel 1982, durante uno scavo destinato a preparare le fondamenta di edifici residenziali (le fondazioni dell'edificio A della planimetria), che un gruppo di appassionati di archeologia del Centro Culturale Anzolese - Giovanni Albertini, Claudio Chiarini, Stefano Veronesi, Nadia Guidetti, Anna Zucchelli - notò alcuni resti affioranti lungo le pareti delle fosse di scavo.

Venne avvisata la Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna che inviò il Dr. Jacopo Ortalli in qualità di Ispettore per documentare i rinvenimenti. Tuttavia lo scavo edile, ormai, aveva asportato quasi tutto ed i pochi materiali affioranti dalle pareti non consentirono una chiara comprensione degli strati archeologici.

strato antropizzato

I primi scavi

 

I primi scavi si aprirono nel 1992, all’interno del Comparto 4, nell’alveo dello Scolo Lavinello (planimetria- lettera B), dal fondo del quale emersero chiare tracce di frequentazione umana antica: buche per palo, buche di discariche, fossi e fossatelli, pozzi e grandi quantità di frammenti ceramici. L’analisi di questi ultimi indicò una notevole antichità e fu subito identificata l’Età del Bronzo Medio-Bronzo Recente, 1400-1200 a.C. in termini di cronologia assoluta. Non era tuttavia facile dare una forma alle tracce abitative: un villaggio? Un piccolo insediamento? Un deposito occasionale? Lo strato scuro, organico, colmo di materiali ceramici, carboni e frammenti ossei, nonché altre strutture come quelle sopra citate, continuava per decine di metri e fu poi scoperto lungo tutti i 240 metri del tratto di scolo compreso nell’area di scavo.

Si iniziò quindi lo scavo di alcune piccole trincee per misurare la profondità dello strato individuato rispetto al piano di campagna e la sua estensione areale. La sua presenza fu rilevata ovunque all’interno dell’area del Comparto 4, con caratteristiche tuttavia variabili in spessore, contenuto di materiale organico e ceramico. Ma soprattutto era variabile la sua conservazione poiché appariva rimaneggiato e sconvolto. Lentamente si comprese che era stato arato già in epoca romana!

In età romana, quindi, la zona era sede d’un insediamento agricolo: in un paio di trincee (planimetria - lettere C e C1) furono ritrovati due bellissimi pavimenti opus signinum, una sorta di «Palladiana», di una casa a 2,30 metri al di sotto degli attuali giardini Fantazzini. Altri resti meno prestigiosi furono comunque ritrovati quasi ovunque: frammenti di mattoni e di ceramiche, fossati irrigui, un pozzo (planimetria - lettera D) ed un cumulo di tegole e coppi che potrebbero essere i resti del crollo di un tetto. Al momento queste parti non sono state indagate (planimetria - lettera D1)

In definitiva in questi primi scavi si rilevarono zone dove lo strato dell’Età del Bronzo era più conservato ed altri dove lo era molto meno, e si delinearono i limiti approssimativi dell’area interessata da quello che ormai, date le dimensioni, appariva come un villaggio.

cantiere di scavo, parcheggio coop

Le ricerche degli anni '90

 

Lo scavo lungo il Lavinello, eseguito primariamente perché la risistemazione del letto dello scolo avrebbe portato alla distruzione di materiali ed informazioni archeologiche, portò fra l’altro alla scoperta di un grande fossato (planimetria - lettera E) che su entrambi i lati presentava le tracce indicanti l’esistenza del villaggio. Il fossato non appariva quindi come un baluardo difensivo con strutture contenute al suo interno e non all’esterno, bensì un elemento interno al villaggio stesso, tanto che si valutò l’ipotesi di non aver rinvenuto un vero fossato. Questa ipotesi, tuttavia, fu definitivamente abbandonata dopo i successivi scavi del 1996, condotti quasi esclusivamente per interpretare le strutture rinvenute in quel tratto di Lavinello. A questi dati se ne aggiunsero presto altri provenienti da trincee e carotaggi che indicarono come i terreni del fossato fossero presenti altrove, descrivendo il probabile tracciato della struttura (planimetria - lettera E1) che si collegava inoltre a quello che, sempre da trincee e carotaggi, si presentava come un paleoalveo, verosimilmente l’antica Ghironda, esistito sia nell’Età del Bronzo che durante l’Epoca Romana. Si suppose così che fosse possibile l’esistenza di due distinte aree abitative: una di dimensioni minori, circoscritta dal fossato e da un’ansa del corso d’acqua, ed un’altra molto più ampia, sviluppata a ventaglio da Ovest ad Est verso Nord (planimetria - lettera F).

Gli scavi successivi furono condotti dove la costruzione degli edifici o di altre opere di urbanizzazione avrebbero compromesso l’esplorabilità futura di parti del villaggio, che dai dati ricavati da sondaggi e carotaggi parevano rivestire un particolare interesse. Nel 1999 e nel 2000 venne quindi indagata l’area del Lotto 21, dove si rinvenne un piano apprestato in frantumi laterizi di epoca romana a circoscrivere un pozzo per approvvigionamento idrico (vedi foto prima e dopo la pulitura dello strato di epoca romana), e dei Lotti 18 e 19, caratterizzati da buche di palo e canali (ben visibili in foto con e senza rilievo),  probabilmente perimetrali rispetto all’estensione del villaggio. Questa ipotesi, tuttavia, potrà essere confermata solo dall’esplorazione archeologica nelle zone adiacenti. Molto interessante, in particolare, fu il ritrovamento in un pozzo del lotto 18 di materiale di scarto da una fornace sempre dell’Età del Bronzo, con ceramiche frammentate «stracotte», bollose e deformate, attualmente in corso di studio.

Da ultimo gli scavi dell’area dove sarebbe sorta la nuova sede della Coop, condotti fra il 1999 ed il 2001, hanno evidenziato una zona fortemente antropizzata: numerosissime buche di palo e di discarica, canali e, molto importante per la ricostruzione del paesaggio antico, un tratto del Paleoalveo (planimetria - lettera G) dell’antica Ghironda, localizzato nell’area di scavo immediatamente a Sud degli ex magazzini comunali.

 

Tutti gli scavi di Anzola si sono svolti sotto la responsabilità e direzione della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna

 
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